Antonio Ligabue: mostra temporanea fino al 28/11/2018 a Gualtieri (RE)

Oggi vorrei farvi solo una segnalazione ed invitarvi a visitare una mostra che si è aperta il 24 Marzo 2018 e si protrarrà fino al 28 novembre 2018 presso il palazzo Bentivoglio di Gualtieri, piccolo centro rurale in provincia di Reggio Emilia. È dedicata ad un suo figlio prediletto talvolta deriso, contestato, rifiutato e infine riabilitato ed acclamato a gran voce: parliamo di Antonio Ligabue.

Attraverso documenti d’archivio e le sue opere si può comprendere la complessità di questo artista segnato in modo significativo da un destino crudele.

L’OPERA DI ANTONIO LIGABUE

La sofferenza è sempre stata l’unica compagna fedele, una costante del suo vivere quotidiano, che lo ha isolato da tutti e da tutto.

Ed è per questo che la sua mente elabora una realtà alternativa fatta di animali forti che lottano per la sopravvivenza, di una natura che con prepotenza rivendica i propri spazi, cercando una sorta di riscatto da un’esistenza troppo dura e priva di calore umano. I suoi conflitti interiori sfociano nella rappresentazione di una vitalità potente in grado di combattere angosce e paure sempre in agguato e pronte a schiacciarlo.

Anche il suo risaputo disagio mentale ha contribuito alla sua arte traducendosi in colori forti, accesi, violenti e in una ricerca ossessiva di se stesso attraverso innumerevoli autoritratti. Il desiderio di ritrovarsi in quei volti è stato anche il desiderio di mostrarsi agli altri per ricevere affetto e attenzioni da sempre negategli.

Per intuire meglio questi aspetti e soprattutto una personalità così articolata, credo sia opportuno conoscere la biografia almeno per sommi capi e ripercorrendo soprattutto le tappe più importanti.

LA BIOGRAFIA DI ANTONIO LIGABUE

Antonio Ligabue nasce a Zurigo nel 1899 da Costa Elisabetta e padre ignoto. La madre presto incontra un emigrato italiano come lei, si sposa e l’uomo decide di legittimare Antonio dandogli il proprio nome (Leccabue) e rendendolo cittadino di Gualtieri. Nonostante questo non farà mai parte di questa nuova famiglia, in quanto a soli 9 mesi verrà affidato ad una
coppia svizzera senza figli che, causa il lavoro precario e grossi problemi economici, non riuscirà a garantire al ragazzo un’alimentazione adeguata per il suo sviluppo fisico e psichico con le relative conseguenze. Non rivedrà mai più la madre naturale morta assieme ai suoi
figli per un’intossicazione causata da carne avariata e di questo fatto attribuirà la colpa esclusivamente al padre ritenendolo l’unico responsabile, a tal punto da voler cambiare il proprio cognome in Ligabue rinnegando ogni legame. Di riflesso si legherà invece alla
matrigna in maniera morbosa manifestando spesso aggressività e strani atteggiamenti.
Da questo momento in poi (1910 circa) inizia la fase nella quale mostra sempre di più segni di insofferenza verso il mondo e viene espulso da varie scuole ritenendolo deficiente, pericoloso, e addirittura immorale per la sua brutta abitudine di bestemmiare e proferire parolacce.
Molto portato per il disegno trova pace e serenità solo ritraendo la natura e rapportandosi con gli animali, gli unici che lo accettano senza riserve, ma bisogna anche lavorare e si improvviserà contadino o garzone a seconda delle necessità. In seguito arriva la chiamata per la visita militare al consolato italiano di Zurigo e viene riformato per poi espellerlo definitivamente dalla confederazione elvetica su denuncia della madre adottiva.
È lei che recandosi in municipio si lamenta e definisce ingestibile quel figliolo firmando il suo allontanamento definitivo come cittadino italiano indesiderato. Viene scortato come un delinquente fino a Gualtieri (famosi sono alcuni quadri che hanno immortalato questo momento) e qui il comune gli assegna una modesta rendita in denaro ed un lavoro come
scariolante durante la costruzione degli argini del Po.

IL DISAGIO PSICHICO DI ANTONIO LIGABUE

Il suo disagio è forte: non conosce la lingua e quel territorio gli è del tutto sconosciuto ed ostile, e infatti tenta clandestinamente di rientrare in Svizzera ma senza successo. Non riuscirà più a rivedere la sua terra e i disegni di quel periodo testimoniano la sua grande nostalgia.
Ligabue lavora duramente vivendo come un selvaggio in ricoveri di fortuna nel bosco o nelle golene del Po e qui viene scoperto da Marino Renato Mazzacurati (fondatore della scuola romana) che lo avvierà all’uso dei colori ad olio.
Oltre alla pittura inizia a realizzare anche delle sculture in terracotta e i soggetti preferiti sono sempre gli animali, in particolare i conigli, per i quali destinerà buona parte delle sue scarse risorse economiche.
Siamo nel 1937 ed iniziano i ricoveri in strutture psichiatriche, ma grazie ad un vero amico (Andrea Mozzali) che garantirà per lui, uscirà nel 1941 e sarà ospitato dall’amico stesso nella sua casa di Guastalla. Nel 1945 subisce un ennesimo ricovero in seguito ad una lite avvenuta con un soldato tedesco e questo soggiorno durerà fino al 1948, periodo nel quale Ligabue dipingerà molto scuotendo la critica e la stampa.
Una volta uscito, il municipio di Gualtieri decide di sistemarlo in una struttura appropriata, non avendo nessuno che possa aiutarlo o ospitarlo, assumendosi ogni onere economico.

IL SUCCESSO ARTISTICO DI ANTONIO LIGABUE

La sua produzione artistica è vasta e sperimentale, tanto è vero che si dedica con profitto all’acquaforte incidendo ben circa 90 lastre. Poi nel 1955 la sua prima mostra, l’anno dopo partecipa al Premio Suzzara e nel 1961 con un’esposizione alla Galleria La Barcaccia di Roma gli vengono riconosciuti i giusti meriti annoverandolo tra i grandi nomi della pittura.
Inizia il periodo d’oro, nel quale il denaro non è più un problema e dà libero sfogo alle sue grandi passioni quali le Moto Guzzi e le automobili acquistando vari modelli e divenendo un piccolo collezionista.
Nel 1962 viene colpito nella parte destra del corpo da una emiparesi che comprometterà seriamente le sue funzioni vitali per poi spegnersi il 27 maggio 1965 a Gualtieri presso il Ricovero Carri .

Mi chiamo Daniela e da sempre prediligo i piccoli centri del nostro belpaese fuori dai clamori e da mode passeggere. Quando scelgo una meta lo faccio con criterio per alimentare i miei interessi storici che, gira e rigira, mi conducono inevitabilmente tra rocche e castelli. Per motivi di tempo e lavoro non viaggio moltissimo ma la cosa positiva è che ciò che vedo si scolpisce nella mia mente permettendomi di trasferire ad altri dettagli e particolari interessanti. Per stuzzicare la curiosità basta veramente poco e io spero di contribuire nella scelta di un luogo o località da visitare.

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